29 luglio 2006

Tutto quello che penso diventa sudore

E l'una.
Da un'oretta circa è diventato sabato 29 luglio.
La maggior parte della gente è in vacanza, io no.
Sto per mettermi ad imparare un nuovo linguaggio.
Allungo le mani dietro di me, dove non posso vedere.
Voi non fatelo.
Potreste incontrare al tatto sensazioni spiacevoli.
Cose viscide, rugose, pelose, melmose, polverose, umide o anelliformi sono là pronte a stimolarvi uno dei cinque sensi.
L'alcol rende la gente attraente.
Sic Transit Gloria Gaynor.
Prima bere, poi pensare.

26 luglio 2006

Ironia delle porte

Tesi:
"In fondo a destra c'è la camera da letto"
Dimostrazione:
Per definizione, il bagno è in fondo a sinistra.
Per uso e costume, la camera da letto è sita di fronte al bagno.
ERGO
La camera da letto è in fondo a destra.
C.V.D.

Progetti:
- Annunci sui giornali: non mettere annunci falsi, ma storielle folli o brevi testi privi di senso. Oppure annunci falsi. Magari aggiungere un contatto, e vedere chi risponde.
- Prendere il gelato scegliendo i gusti in ordine alfabetico. I primi tre potrebbero essere: Ananas, Arancia, Bacio. Sorge il problema dell'offerta di gusti diversificata da gelateria a gelateria. Se una gelateria ha un gusto che inizia con un lettera già superata, dovrei prenderlo? Immagino di sì, anche se così si rompe un po' lo schema, e l'effetto. Dovrei tenere un registro dei gusti già gustati. Uhm, forse potrei fare delle gelatate riparatorie ogni tanto, prendendo i gusti saltati.

Ricerca di libri:
- "Navigando in rete" ho trovato commenti molto positivi sul libro One day in the life of Ivan Denisovich di Alexander Solzhenitsyn. Pare non esistano traduzioni italiane, o almeno io non sono stato in grado di trovarle. Se qualcuno fosse a conoscenza di una traduzione e fosse così gentile da rendermene partecipe, guadagnerebbe la mia stima e riconoscenza.
- Questa è più generica: cerco un libro che spieghi come funziona una città. Non un manuale strettamente tecnico, ma nemmeno un romanzo (in pratica un saggio). Qualcosa che spazi dai problemi idrici, alla rete elettrica e fognaria, alla raccolta dei rifiuti, alla cura degli spazi verdi, alla gestione dei corpi di polizia, agli uffici amministrativi, alla burocrazia: in poche parole tutto. Offrensi solite immutabile stima ed eterna gratitudo.
- Saggi interessanti in generale, tutto fa brodo.

24 luglio 2006

Meglio il sole che il mare accompagnato

Non voglio meravigliarmi di trovare tanta poesia nella sola stanza da bagno, tra tutti i vani dell'appartamento. Non voglio farmi influenzare dall'idea che essa porta in sè i segni del nostro sconveniente e biologico retaggio animale. Forse l'unico, insieme alla cucina, tra gli ambienti artificiali a ricordarci che siamo fatti di carne e sangue, e non possiamo fuggire. La finestra del bagno è esposta ad est. Se ci entro la mattina presto, rimango...
La luce del sole appena sorto è orizzontale e abbagliante. Entra attraverso le persiane di taglio, in fasci densi e corpuscolari. I raggi rifrangono nei vetri della profumeria, scivolano nelle curve della porcellana e si buttano sulle superfici metalliche di rubinetterie e manopole dell'acqua calda, sapendo di trovare un morbido atterraggio. Sul gesso delle pareti e le piastrelle del pavimento si formano figure luminose che vibrano e raccontano storie, se si volesse stare ad ascoltarle. Io mi siedo sul bordo della vasca, a contemplare. Sento delle gocce d'acqua che mi cadono sul braccio. Alzo lo sguardo e vedo tubi. Ipotizzo che l'umidità si sia condensata intorno alle tubature dell'acqua fredda, e mi sia caduta addosso come un'intuizione. Più semplicemente: tutta quell'acqua si è chiamata per fare pace, ma ha litigato di nuovo. Allora una parte è venuta a cercarmi: vuole che io sia il suo ambasciatore. Su uno dei ripiani giace un vecchio flacone di detersivo, ormai vuoto. L'etichetta dice esplicitamente di gettarlo oculatamente, una volta che abbia adempiuto al suo compito. Suggerisce di salvare il mondo da se stesso. Il flacone ora è senza testa e senza collo, riciclato comodamente come contenitore per l'acqua. Io sorrido, senza muovere le labbra, al pensiero che forse ci è concessa una terza via.

23 luglio 2006

Occulta richiesta d'aiuto

E' in viaggio per una destinazione nuova. Più che un viaggio, è un esodo. Con lui ci sono i suoi amici, ed una sua amica. Viaggiano con l'auto di lui, in mezzo ad altre centinaia di persone. Il viaggio li spinge in un labirinto, nel quale sono costretti a districarsi tra stanze anguste e montacarichi. Lui è un buon guidatore, ma centinaia di queste manovre lo mettono a dura prova. Decidono di distaccarsi dal gruppo e rimanere con coloro che hanno la macchina, ma nessuno sa come ne usciranno. Allora lui decide di andare: andare alla ricerca dell'uscita, o di una guida verso l'uscita. Attraversa stanze sempre più buie e sempre più fatiscenti. Scende alcune piani di scale, accompagnato solo dal risuonare sordo dei suoi passi. Incontra infine un uomo in divisa che gli dice: "Noi stiamo per sbarcare sulla grande isola, dovete sbrigarvi a raggiungerci". Di corsa, torna indietro. Poco prima di arrivare agli altri, trova sul suo cammino una figura umana. E' alta, forte, ma non riesce a scorgerne alcun tratto, è troppo buio. Fa alcuni passi per avvicinarsi. E l'orrore. Non ha tratti, è completamente scura. Nera, senza volto, senza pelle: come lo sarebbe una silhouette, ma in tre dimensioni. Corre via disgustato, e come accecato raggiunge gli altri, urlando: "E lì, è uno spawn".
Eccoli giunti alla terra che nessuno gli aveva promesso. Esplorano un campo, il sole è alto, c'è un solo albero, ma che non produce ombra a sufficienza per tutti. Gli steli delle piante mosse dal vento sono alti e dorati, ci si può affondare fino al ginocchio. Lui è scalzo. Lei lo tiene per mano. Gli dice: "ancora di più". Lui apre la sua mano ed intreccia le sue dita a quelle di lei. "Così va meglio?" - "Sì". Si dividono, e si ritrovano più tardi tutti insieme. Lui la cinge con un braccio, per dimostrare che è cosa sua. Anche se non dovrebbero, perchè entrambi sono di qualcun altro. Ridono, tutti bevono un po' troppo. "Andiamo a casa mia" dice a tutti lui, che pensa a lei.
Fa di tutto e alla fine ci riesce, si appartano in camera sua. Lui la bacia e la stringe, lei accetta ma è passiva. Si spogliano e l'unico desiderio di lui è farle raggiungere il piacere. Un orgasmo in cambio di tutto quello che lei è, un ringraziamento per come lo fa sentire bene.
Dannazione, qualcuno bussa alla porta. "UN ATTIMO!". Lui si riveste alla bella e meglio. Lei si nasconde sotto le coperte. Lui liquida lo scocciatore con due parole. Torna da lei, ma lei si è addormentata. La saluta con un bacio sulla spalla, ed esce. In lacrime.


(se solo fosse vero e mai più come prima)

22 luglio 2006

Viva la frutta, la verdura e lo ska

Vorrei regalarti
una scritta al neon,
e una vita come quelle
che si vedono nelle foto.

20 luglio 2006

Sorci, quarti, stracci

E io mi lamento di nuovo. Il mio bersaglio odierno è: la RCS. Ovvero Rizzoli, ovvero l'ultima edizione dei BUR, "I grandi romanzi". Ne ho comprati 5, perché li ho trovati in offerta (-15%) ed erano titoli che mi interessavano. Beh, sono pessimi libri.
Da dove comincio?
1) La carta su cui sono stampati è pessima, credo la più economica che si possa trovare. Per dare un'idea: la stessa usata per i gialli supereconomici venduti in edicola, oppure Topolino prima che passasse alla carta patinata.
2) Sono rilegati malamente: Troppo rigidi da piegare e dopo averne letto metà ci sono già pagine che iniziano a scollarsi. Poi le pagine sono tutte spiegazzate, come se fossero state bagnate e poi asciugate.
3) Anche l'impaginazione è approssimativa. Le righe vanno a finire nella piega tra le pagine e questo, oltre a rendere faticosa la lettura, è una seria minaccia all'integrità della già fragile rilegatura.
4) SVELANO LA TRAMA SULLA QUARTA DI COPERTINAAAAAA. AAAAARGH. Per questo non vi odierò mai abbastanza, curatore e responsabile dell'edizione. Siete due mentecatti presuntuosi infarciti di supponenza.

La cosa che più mi fa rabbia è che la collana di chiama BUR. Biblioteca Universale Rizzoli. Biblioteca. Dovrebbe essere qualcosa che dura nel tempo. Da tramandare, magari. Se potete, evitate di comprarli. Sono deluso.

18 luglio 2006

Scorci, squarci, stralci

Rinuncio ad avere un orologio da muro, in camera. Pensavo avesse le batterie scariche, l'ho tenuto fermo oltre un anno. Con una botta di FaiDaTe, ho deciso di rimetterlo in moto: batteria nuova. Tempo neanche 2 minuti, si riferma di nuovo. Lo studio: Le lancette si pestano i piedi, si fanno ostruzione. Quella dei minuti blocca la lancetta dei secondi, e anche le ore sembrano pesantemente fuori asse. Provo a raddrizzarle, niente da fare. Si attraggono. Rinuncio. Ora l'ho nascosto in ripostiglio, lontano dalla mia vista. Che comportamente amorale.

False analogie che fanno molto "mestiere di scrivere": dichiarare ad una persona disinteressata i propri sentimenti è come premere un interruttore rotto. Ci si aspetta che qualcosa si accenda, che sia fatta luce: e invece non accade nulla. Click click click, niente. Allora si continua a camminare al buio.

Postilla al sabato più strano del mondo, puntata II. Per completare degnamente la serata ho acceso il mio programma di scaricaggio piratesco preferito e ho preso le seguenti cose:
-Programmazione Neuro Linguistica - Come avere le donne che disideri.pdf
-Come portarsi le donne a letto senza nemmeno provarci.pdf
-Rocco Siffredi - Scopri come farti sedurre dalle donne!!!!!.pdf
-50 cose da sapere sulle donne.txt
Ho completato il download, ma stanno ancora là, ancora neanche sfogliati (per quanto si possa sfogliare un documento elettronico). Mi hanno fatto stare comunque meglio: mi sono fatto due risate pensando alle tecniche che potrebbero contenere e sapere che non le metterò mai in pratica, e nemmeno ci proverò.

17 luglio 2006

Rape me, my friend

La cosa che più ha aiutato la filosofia occidentale, nel corso della sua storia, è stata la barba di Occam. Senza la sua crescita oggi staremmo a lambiccarci il cervello senza cavare ragni dal buco. Conosco solo una persona che ha veramente mai cavato ragni dai buchi nel muro, e domani mi telefonerà. Io non sono tanto a mio agio con la cornetta, ma per lei farò uno sforzo. Sabato scorso, giocando, mi sono insaccato il mignolo della mano sinistra. Infatti adesso è gonfio e sembra un salamino. Quel pomeriggio, per continuare a giocare, l'ho legato all'anulare con l'elastico per i capelli. Ed io ho giocato con il capello sciolto: ah, che bel ragazzo che sono. Il selvaggio crine. Quel sabato è stato il giorno più strano dell'anno. C'era silenzio. M'ha piovuto in testa. Ero solo, mi è sembrato di non aver incontrato neppure una persona durante il giorno. Intendiamoci: al campo eravamo più di trenta, ma io, lo stesso, da solo. Era come stare allo zoo, ma nella gabbia sbagliata. Animali diversi, altre specie, nessuna comunicazione. Non trovavo nulla di familiare, ne' persone, ne' azioni. La cinematografica sensazione di qualcosa di gigantemente sbagliato. Cosa cerco non so. Un lavoro? un progetto. Qualcosa da portare a termine, non cento cose da lasciare a metà. Siamo sempre alla ricerca di una persona, di quella persona. Si può vivere da soli? qualcuno ci riesce, magari.
Quello che mi chiedo è: cercare qualcuno basta a trovarlo? O c'è un destino di solitudine che colpisce singoli tra la moltitudine? Affrontare l'avventura suffice al lieto fine? E' una scelta del tipo: libertà vs. felicità?
Quello che non mi chiedo è: non si può evitare di fare male a qualcuno. Non c'è spazio per muoversi senza cadere, rompere, colpire, danneggiare, graffiare, spezzare, torcere, dilaniare.
Tante cose da fare e lasciare che prendano il sopravvento. E' questo ciò che chiamano felicità?
A metà strada tra la formalità e la delusione.

15 luglio 2006

Parlatemi di me

Vorrei fosse l'anno 999: avremmo almeno la prospettiva della fine del mondo, l'apocalisse all'orizzonte. E' arrivato invece l'illuminismo a rovinare tutto, promettendoci un avvenire prospero e razionale. I lumi sono fastidiosi, meglio l'oscurità. Meglio l'oscurantismo. Potremmo credere tutti di nuovo nella magia. Un nuovo EvoMedio ci aspetta.
Intanto qui va tutto a scatafascio. E andrà sempre peggio.
Mi pulsano le dita, forse è un messaggio proveniente da qualche entità superiore.
Vorrei un quadretto da appendere sopra la testata del letto.
Se qualcuno può e lo sa, mi dica chi sono.

14 luglio 2006

Chi salverà i salvatori?

Mi ero fermato per fare il pieno,
quel giorno la macchina mi prendeva bene,
non sapevo dove stavo andando,
ma era il momento giusto per un cambiamento.

Cinque euro e le tasche piene di centesimi,
ho pagato la commessa e niente resto,
e in quel momento tutto ha cominciato a cadere
e ho ricominciato a guidare.

Allora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto
e allora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto.

Un uomo intorno ai quaranta sul sedile posteriore,
deve essere entrato mentre l'auto era vuota,
allora perchè se ne sta là immobile?
sembra volermi spaccare la faccia

Aveva un borsa piena di soldi,
disse: portami via di qui
non sapevo dove stessi andando
ma mi piaceva sentirmi strano

Ancora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto
e ancora ho alzato lo sguardo,
e ho guardato dietro, nello specchietto.


Fine della curiosità, sono sceso dalla macchina,
lui ha tirato fuori una pistola dalla giacca
e ha detto che stavo per morire

Mi dà così tanta soddisfazione,
vederti pregare e piangere,
Beh, mi sono inventato questa storia
per avere la tua attenzione.
Mi fa sorridere.

Non ho mai alzato lo sguardo,
ne' mai guardato dietro, nello specchietto.
Non ho mai alzato lo sguardo,
ne' mai guardato dietro, nello specchietto.

12 luglio 2006

Improbabile raccolta di stelle cadute

Mi scuso in anticipo per le banalità che scriverò.

Primo) Una delle bellezze della scrittura, è che puoi applicarla come un funzione ad ogni ambito della realtà e dell'esistenza. Si può persino scrivere della scrittura e, come sto facendo io, scrivere dello scrivere della scrittura. Prendi un qualunque insieme e applicaci la trasformazione "scrittura", otterrai sempre un insieme non vuoto. Ad esempio: it.discussioni.sessualità + it.arti.scrivere = it.sesso.racconti (sono newsgroup questi).

Secondo) L'ho visto fare ai nostri eroi mondiali: riprendevano, con le loro videocamere, la folla che li acclamava. Allora, facciamo ordine:
-I calciatori diventano famosi perchè ripresi dalle telecamere delle tv di tutto il mondo
-La gente va a vedere i calciatori perchè sono famosi
-La gente riprende i calciatori con le proprie telecamere
-I calciatori riprendono la gente che li riprende
-La gente riprende i calciatori che riprende la gente
-Le telecamere della tv riprendono i calciatori che riprendono la gente che riprende i calciatori che riprendono la gente
La banalità qui sta nel fatto che si registra un evento invece di viverlo, per poi potersi ricordare com'è stato viverlo. Quando invece non lo si è mai vissuto. La banalità e il paradosso.

Terzo) La prima volta che mi è caduta la penna rossa sotto il divano, l'ho raccolta. La seconda volta devo essermene dimenticato. Quando ieri sono andato a cercare la penna, non l'ho trovata. E nemmeno mi sono ricordato di averla fatta scivolare sotto il divano, visto che evidentemente l'avevo già raccolta una volta. Tu chiamali, se vuoi, ricordi parziali ad alto livello.

10 luglio 2006

... ma il coraggio di vivere?

Quando dopo ore finalmente rincasi -perché va bene la festa, ma che fatica- e l'unico desiderio che riesci a esprimere è quello di stenderti sul tuo letto. Via i vestiti, via la luce. Quando chiudi gli occhi e scoppia un silenzio del tutto nuovo. Le orecchie continueranno a fischiarti per qualche minuto, e poi oblivione. E il giorno dopo ti scopri addosso i segni di una serata che sembra non esserci mai stata. Le vie respiratorie ancora piene di polvere, fumo, odore di polvere da sparo esplosa. La gola secca e affaticata, la voce incerta. I tendini delle caviglie ancora tesi e doloranti per i troppi salti. Negli occhi gli sguardi della gente, meravigliati ed interrogativi: non sai perché ti squadrassero in quel modo strano. Forse per quel giro in fontana. Non se lo aspettavano.
"Tu sei campione del mondo". Ma chi, proprio io? Io c'ero, lo posso pure dire. Io c'ero, e nei momenti di lucidità che il branco concede alla singolarità, sono stato triste. Triste, finché la stanchezza non ha avuto il sopravvento. Triste perché l'abbraccio che avresti voluto vicino, era troppo lontano. Triste perché il commentatore con voce rotta cantilenava: "guardate chi avete accanto, perché non lo dimenticherete mai" ed io pensavo a chi non avevo accanto.
Poi qualcuno ti prende per mano per non perdersi nella folla: sai che quel gesto non ti potrà consolare di tanti altri che ti mancano, ma nonostante questo vorresti che quel contatto non avesse fine. Ma poi, quando si interrompe, alzi lo sguardo. E rifiutando di mettere a fuoco ogni singola cosa, guardi la folla come fosse pioggia. E rinunci a trovarci un senso.

07 luglio 2006

Una volta sola non smetterò

Un vero peccato che tu non possa leccare lo schermo // Amore da secchioni // Traffico lento alla fermata del parco // Preferirei andare all'inferno piuttosto che in Texas // Battiti di cuore al buio // Il decimo satellite e le sue traiettorie // Adorazione // Joker: "Ahah! Non vedo l'ora di vedere le facce di tutti i dottori dopo che avrò versato QUESTA nelle condutture di Gotham City!". Batman: "Non così in fretta, Joker!". Batman riesce a distruggere la fiala. L'etichetta: "Cura per tutte le malattie" // Temperanza opposta ad intemperanza // Umore sul titanic: stanco, triste, confuso, grato, blablabla, malato, assetato, affamato, noioso, pensieroso, esausto, svuotato. // The verde // Nessun segreto // Aveva solo xx anni, se capisci cosa voglio dire // Arte, musica, sesso, liquore... La pillola sporca. Con la vostra ospite, donna Rosa. Festa del tatuaggio. // Un oggetto che appare fa questo suono >VIP<>VOP< // Quando fotografo la città, essa scompare. E' solo una foto, la città e andata. I posti dove vado non sono mai lì. E la nostalgia non è più come quella di una volta. Posso solo figurarmi il mondo che scompare quando tu mi... // I principi della scienza // Non ho mai visto Lost, ma sono sicuro che, se tra loro ci fosse McGuyver, sarebbero tornati a casa in due puntate // Un angelo e io non lo riconosco. Solo perchè indossa una maschera. // Quattro del mattino con le mani dell'orologio che lentamente ruotano per appaiarsi ai numeri stampati // Non si accorge dei miei occhi che la seguono // Il sollievo si infiltra nei mie polmoni e resto senza fiato.

06 luglio 2006

Aveva un lavoro, poi è stato licenzioso

Preparo una cosa: "così può andare". Ma dove può andare?
Architettura. Deve avere a che fare con tetti ed archi, suppongo.
Non riesco a smettere di comprare in modo compulsivo.
Non riesco a smettere di mangiare in modo compulsivo.
Non riesco a smettere di stare in silenzio in modo compulsivo.
Ma l'inazione può essere compulsiva? Credo di no, ma diventa facilmente vizio. O forse stare in silenzio è una forma d'ozio, quindi ne diventa genitore, del vizio.
Comunicare con le altre persone torna ad essere difficile.
Lavorare m'annoia e quindi non mi va di farlo.

03 luglio 2006

La macedonia del giorno prima

Primo interrogativo: ma in tintoria tingono i vestiti?

Secondo interrogativo: ma nell'emisfero australe hanno una stella polare che indica il sud? Sarebbe notevole, nonchè sottosopra.

Ricordo: Andavo alle elementari, uno dei miei cartoni animati preferiti era "I cavalieri dello zodiaco". Mi piacevano soprattutto le armature dei personaggi, le disegnavo anche. Nel cartone le armature avevano un'origine ultraterrena, mitologica, divina: infatti ogni cavaliere ne aveva una legata ad una certa costellazione. In una puntata, però, si trovarono ad affrontare dei nemici particolari: questi erano dotati di armature artificiali, progettate in laboratorio. Ho ancora impressa nella mente la scena di un flashback in cui anonimi scienziati creavano le armature, facevano esperimenti, tentavano di farle resistenti anche alla lava vulcanica. La cosa mi colpì molto. La scienza, allora, mi affascinava ancora. Mi dissi: "Da grande voglio costruirmene una anche io". Ed aggiunsi: "So che poi mi sembrerà stupido, ma mi dovrò ricordare che in questo momento per me è una cosa importante e farla lo stesso". Poi è passato il tempo. Me ne dimenticai. L'altro giorno il ricordo è riaffiorato, apparentemente senza motivo. E adesso? Adesso mi sembra stupido. E sono triste, perchè non avrò quella mia armatura.

02 luglio 2006

In lingua svizzera

Mentre si completava la variazione che avrebbe portato al secondo movimento, la musica prese una direzione inaspettata. Contrariamente alle opere di un tempo passato, la nuova musica era composta per riflettere ed amplificare le sensazioni e gli stati d'animo del pubblico ascoltare, non quelle del compositore. Nella nuova notazione, indecifrabile per un musicista atavico, vi erano una moltitudine di linee e segni, al di là dell'antiquata singola linea temporale. Riducendone la complessità ad un livello a noi comprensibile, potremmo dire che trovavano spazio le indicazioni su quali segnali dell'auditorio aspettare, come prevederli e quale tra le molteplici linee melodiche seguire, a seconda delle varie reazioni. L'inizio di ogni esecuzione partiva in base allo stato d'animo generale rilevato, ed aveva uno svolgimento sempre diverso: ogni possibile piccola sfumatura nel sentore e mescolanza di queste era prevista, e messa in musica. Ciò nonostante ogni opera continuava a mantere una sua ben precisa unicità: rare erano le citazioni e il rifarsi a musicisti del passato era considerato un vero e proprio sgarbo al gusto del pubblico. Un insulto, insomma.
Ma quella sera, qualcosa stava per andare storto. Un enorme insetto peloso era comparso in un punto ben visibile del palco. Nessuno potè fare a meno di notarlo. Il sincero disgusto suscitato nel pubblico femminile risultò in note dalle frequenze altissime, al limite dell'udibile e a ritmi irregolari e impossibili da seguire, anche dal più smaliziato estimatore del sans-tempo, uno dei nuovi generi. Disarmonie e forzature melodiche, invece, furono causati dall'attrito nelle reazioni degli uomini; i quali si schifarono anch'essi, ma si fecero ben forza di non darlo a vedere, ostentando la loro virilità. Quello che ne venne fuori fu un pasticcio inascoltabile e stridente, che andò ad amplificare e ancora peggiorare l'umore di donne e uomini. Questo si riflettè nuovamente nella musica, facendo raggiungere quel limite, già previsto comunque nello spartito, che costrinse i musicisti e il direttore a sospendere il concerto. Tutti sapevano che era la fine. D'ora in poi, se un solo partecipante di quella sera avesse presenziato ad un nuovo concerto, ricordando anche solo per un istante questo evento, avrebbe generato una serie di cambiamenti nella musica e feedback da parte del nuovo pubblico, tale da causare un'altra sospensione. Chi assisteva ad una sospensione, era bruciato per sempre. Certo, poteva sempre tornare ad ascoltare la musica antica, ma non era la stessa cosa. Era comunque un fatto che tutti sapevano e accettavano: la nuova musica, un giorno, sarebbe "scomparsa". Per sempre composta, mai più ascoltata.